Samarcanda

È tra le perle dell’Asia Centrale più antiche al mondo. Tra le stradine valorizzate da cupole turchesi e mattonelle di ceramica color ocra si susseguono madrase, moschee, mausolei e minareti che svettano verso il cielo terso.

Samarcanda viene fondata alla fine del XIV secolo a.C., ma raggiunge il massimo splendore tra il XIV e il XVI secolo quando viene insignita del titolo di Capitale del Regno di Tamerlano.

Sorge a meridione, non lontana dal confine con il Tagikistan e gode di un affaccio sulla valle del fiume Zeravshan che scorre tra le piane desertiche del Paese.

LBM1948, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

La posizione strategica le consente di trasformarsi in un’imprescindibile tappa dell’antica Via della Seta. Al giorno d’oggi, il suo lascito artistico-architettonico è inserito nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO.

Nel corso del tuo viaggio a Samarcanda e in Uzbekistan sentirai parlare più volte di Via della Seta. La sua storia millenaria è ancora intrisa di profumi, di tessuti, di spezie, di commercianti e di influenze lontane, avvolte in un passato ormai indefinito. La Silk Road è stata senz’ombra di dubbio la rotta commerciale più importante dell’antichità; un crocevia di merci e persone provenienti dall’Asia e dall’Europa.

Passeggiando tra i bazaar antichi e lasciandosi conquistare dalle cupole blu-turchesi delle madrase originarie si viene catturati dalla magia fiabesca di un passato lontano e un po’ mistico.

L’itinerario classico che i viaggiatori possono seguire anche in tempi moderni prevede alcune tappe intermedie: Samarcanda, Bukhara e Khiva.

I turisti che hanno pochi giorni a disposizione possono usufruire della moderna rete di treni ad alta velocità (Afrosiyob) inaugurata di recente: Samarcanda è collegata alla Capitale del Paese Tashkent in un paio d’ore di viaggio. È un’esperienza che ti consigliamo di valutare. Con il naso incollato al finestrino, ti renderai conto dei cambiamenti del paesaggio e delle architetture cittadine.

Le due anime dell’Uzbekistan (quella antica di Samarcanda e quella avveniristica e vitale di Tashkent) ti lasceranno col fiato sospeso.

Pillole di storia
Samarcanda è sopravvissuta indenne ai periodi storici più controversi e fascinosi dell’antichità. Tra le sue strade sono giunti personaggi del calibro di Alessandro Magno, Amir Timur e Gengis Khan.

L’influenza islamica si è tradotta in un mix sapientemente bilanciato di luoghi di culto e di scuole religiose canoniche che si ergono nel cuore della città con le facciate color pastello e le decorazioni turchesi.

Tra giardini-labirinti, luoghi di preghiera avvolti in un silenzio misterioso, castelli dalle ampie vetrate sfavillanti sotto la luce del sole e piazze da cui è possibile ammirare il panorama roccioso del deserto, Samarcanda offre al visitatore un’esperienza di viaggio nettamente diversa da quella di una metropoli classica (in stile europeo) – e, proprio per questo, indimenticabile.

Ci piace immaginare Samarcanda come un portale del tempo: tra le sue strade si ha l’impressione di vivere ancora in una Capitale dell’Impero esteso dalla Turchia alle coste dell’India. A conquistare i visitatori con la sua influenza è tutt’oggi il grande Gur Emir, il palazzo reale di Tamerlano. La sua cupola blu svetta al cielo per ricordare a tutti, locals e turisti, il passato grandioso di questa gente.

Consigli per raggiungere Samarcanda
Samarcanda ospita uno scalo aeroportuale locale. Partendo dall’Italia è preferibile scendere a Tashkent (la Capitale), prima di salire a bordo di un volo nazionale della durata di circa 55 minuti di viaggio.

La compagnia prediletta dai turisti è la Uzbekistan Airways, che offre dei comodi collegamenti aerei nelle prime ore del mattino. In alternativa, la rete ferroviaria consente di spostarsi tra le due città in un paio d’ore. L’autobus impiega cinque ore, ma è la soluzione più vantaggiosa economicamente.

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Posizione e come arrivare a Samarcanda

L’aeroporto internazionale di Samarcanda si trova a pochi km a nord della città che si può raggiungere in taxi.

Da Samarcanda partono voli per Tashkent con la compagnia Uzbekistan Airways, il volo dura tra 55 minuti e 1 ora e 35, in base al tipo di aereo utilizzato. Nei voli più lunghi non si possono portare bagagli da stiva.

Potete scegliere di arrivare a Samarcanda con voli della Turkish Airlines.

La stazione dei treni di Samarcanda si trova a nord-ovest. Da qui partono treni locali (Sharq) e alta velocità (Afrosiyob) per Tashkent (da 2 ore a 4 ore di percorrenza), Bukhara (da 1 ora e 40 a 3 ore), Urghentch (9 ore), Khiva (10 ore). I prezzi variano dai 7 ai 12 Euro per viaggi di sola andata.

Dalla stazione di Samarcanda potete prendere un taxi spendendo 20000 UZS oppure prendondo i bus 3 o 75. Dalla stazione partono anche le due linee dei tram.

Spostarsi con i taxi in città costa mediamente 8000 UZS.

Cosa vedere a Samarcanda

Piazza del Registan

Il Registan (pronuncia: Reghistan) è la piazza più famosa e imponente dell’antica Samarcanda. È interamente occupata da un complesso di tre madrase collegate tra loro: quella di Uluğ Bek, di Shir Dor e di Tillya Kari. Le pareti maioliche e il minimalismo architettonico combinano il rigore sacrale dei luoghi all’abilità architettonica dei mastri artigiani dell’antichità.

La madrasa di Uluğ Bek sorge sul versante ovest della piazza del Registan ed è, tra tutte, la più antica della città. Fu costruita tra il 1417 e il 1420 per volere del sovrano Timurid e dell’astronomo Uluğ Bek – al quale è stata intitolata.

Non sorprende che l’Osservatorio costruito in un secondo momento abbia inaugurato filoni di ricerca scientifica tra i più prolifici dell’Asia Centrale. Nel XV secolo, la madrasa era considerata il fulcro del progresso e della tecnica. Soltanto in un secondo momento tornò in auge l’apprendimento del culto islamico e dei testi sacri.

Nel XVI secolo, infatti, la scuola venne considerata la migliore università spirituale dell’Asia Orientale musulmana.

Non sarà difficile riconoscerla in virtù dei quattro minareti laterali e del portale con arco a sesto acuto sormontato da ricchi mosaici di piastrelle colorate di ceramica intagliata.

C’è un leggendo che forse ti interesserà scoprire: la madrasa di Uluğ Bek avrebbe ospitato il sommo poeta del Paese, lo scienziato e intellettuale Abdurakhman Jami. Gli studi sulla matematica, la geometria, le scienze umane e naturali, la logica e la filosofia sarebbero state tenute dai grandi pensatori dell’epoca: al-Kushchi, Jemshid Giyas ad-Din al-Kashi e lo stesso astronomo reale Uluğ Bek.

La madrasa di Shir Dor è l’edificio più controverso dei tre. La sua caratteristica, infatti, concerne il mancato rispetto della regola che vieta la riproduzione di esseri viventi sulle pareti e sulle decorazioni delle scuole islamiche. Non sorprende che Shir Dor significhi, letteralmente, «[la scuola] dei leoni».

Sulla sommità del portale ogivale della madrasa si stagliano, infatti, le figure policrome di due fiere intente a inseguire un daino sotto lo sguardo neutrale di un sole dal viso umano.

La particolarità? I due leoni sono tigrati e, dunque, rientrano nella casistica degli animali di fantasia – probabilmente nel tentativo di non venir meno al precetto islamico summenzionato.

Le due cupole turchesi che s’intravedono dietro i minareti laterali rendono la madrasa di Shir Dor un’imprescindibile testimonianza dell’arte decorativa uzbeka. All’interno si susseguono giardini, navate destinate alla preghiera e angoli di relax riccamente decorati con motivi geometrici e floreali su fondo bianco.

Infine, la madrasa di Tillya Kari – dalla lingua persiana: «[la scuola] dorata» è la più moderna del complesso tripartito che affaccia su Piazza del Registan. La sua costruzione venne completata intorno al 1660 per volere del sovrano Yalangtush Bahadur.

Il nome deriva dalle ricche decorazioni floreali e geometriche situate all’interno delle sale di studio. Anche il soffitto della sua moschea è completamente rivestito da un sottile strato di fogli d’oro.

L’Osservatorio di Ulug Bek
Eretto nel XV secolo per ordine dell’allora sovrano e astronomo Ulugbek, nipote di Tamerlano, l’Osservatorio divenne ben presto un punto di riferimento asiatico in virtù del suo sestante dalla lunghezza complessiva di oltre 30 metri, che assicurava una misurazione di astri e Pianeti con la massima accuratezza.

Il risultato permise agli uomini di scienza di Samarcanda di disegnare mappe astronomiche dettagliate e accurate. Distrutto nella prima metà del Quattrocento, venne ricostruito nel 1908 con l’ausilio dell’archeologo Vyatkin, che ne recuperò i resti.

L’inaugurazione del nuovo complesso di ricerca risale al 1964, quando il governo sovietico sovvenzionò l’Osservatorio moderno di fronte al Museo Memorial.

Consigli extra
Dal momento che Piazza Registan è il fulcro della vita associata di Samarcanda, ti consigliamo di controllare se (e quali) eventi pubblici sono previsti dal calendario ufficiale – tanto più se viaggi in alta stagione.

Le tre madrase illuminate dalla luce dei lampioni e dal sapiente gioco di riflessi assicurano una vista straordinaria sulla piazza notturna. Ti consigliamo di farci un salto per ammirarne la bellezza quando le strade si svuotano e il silenzio della sera ammanta i fascinosi luoghi di culto.

Registan Square in the evening 2

Adam Harangozó, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Informazioni pratiche

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Sito ufficiale 
7:00 – 24:00 (dal 21 Febbraio al 19 Novembre)
8:00 – 20:00 (dal 20 Novembre al 20 Febbraio)
9:00 – 20:00 (Madrasa Cher-Dor)
Nessun giorno di chiusura
UZS 50000 UZS
80000 UZS per salire sul minareto (chiedere alle guardie)
60000 UZS per spettacolo di danza popolare (durante l’alta stagione alle 19:00, biglietti presso la biglietteria)
15 minuti a piedi a nord-est del mausoleo di Tamerlano
6km a sud-est della stazione dei treni

Mausoleo di Tamerlano (Gur-e-Amir)

Il Mausoleo di Tamerlano – anche noto come Mausoleo di Gur-Amir – ospita la tomba di Tamerlano, dei due discendenti al trono e dei due nipoti (tra cui Ulug Bek, sotto il cui governo vennero erette l’omonima madrasa e l’Osservatorio astronomico distrutto nel 1449).

Secondo la leggenda, Tamerlano avrebbe espresso il desiderio di essere sepolto in una cripta situata presso Shakhrisabz. Ma quando morì a causa di una polmonite contratta nelle terre del Kazakistan – in procinto di organizzare una spedizione militare che l’avrebbe condotto ai confini della Cina – i soldati e i reggenti governativi scoprirono che il passaggio per Shakhrisabz era rimasto bloccato sotto cumuli di neve.

Tamerlano venne, dunque, sepolto a Samarcanda in un edificio originariamente eretto in dono ai figli e ai nipoti.
La struttura «rivisitata» per consentire la sepoltura della stirpe regnante precedette l’architettura funeraria Moghul.

Curiosità
In pochi sono al corrente dello strano mistero che aleggia sulla tomba di Tamerlano, collocata all’interno dell’omonimo Mausoleo. Quest’ultima sarebbe stata protetta da una maledizione non dissimile da quella egizia di Tutankhamon.

Il primo a pagare pegno per la sua avventatezza fu il persiano Nadir Shah. Il re raggiunse il Mausoleo nel 1740 e tentò di violare la salma di Tamerlano saccheggiandone il sarcofago. Il coperchio cedette sotto le pressioni dei funzionari regali. Questi ultimi, spaventati, pregarono il re di lasciare la salma all’interno del Mausoleo. L’avido regnante non diede ascolto ai suggerimenti dei suoi bracci destri e morì assassinato pochi anni dopo.

Il sarcofago di Tamerlano venne spostato una seconda volta, in tempi recenti (1941). Gli archeologi sovietici violarono la tomba nonostante le proteste dei cittadini di Samarcanda.

In particolare, l’antropologo e sociologo Mikhail Mikhaylovich Gerasimov ricevette l’incarico da Stalin in persona di risalire ai tratti somatici di Tamerlano mediante una ricostruzione accurata dei resti ossei.

Lo studioso mise le mani sul teschio di Tamerlano e confermò un’altezza di circa 170 centimetri e la struttura inferiore di un uomo claudicante – non a caso, Tamerlano era soprannominato anche «lo Zoppo».

Si narra che la maledizione della tomba colpì con precisione quando, tre giorni dopo, la Germania nazista diede avvio all’Operazione Barbarossa per invadere i territori URSS.

Ma c’è di più: lo scheletro di Tamerlano e del nipote-astronomo Ulug Bek furono inumati in accordo ai precetti del rito islamico nel 1942, quando l’Operazione Urano organizzata dall’Armata Rossa sovietica diede una svolta decisiva (e positiva) al corso della Seconda Guerra Mondiale.

Causalità? Mistero? Fantasia?
Poco importa. Nell’eventualità in cui dovessi visitare il Mausoleo di Tamerlano lo Zoppo ricorda di rispettarne il luogo. Non vorrai rimanere vittima di una maledizione, giusto?

Samarcanda, Gur-e Amir 25

LBM1948, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Informazioni pratiche

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8:00 – 19:00 (da Aprile a Ottobre)
9:00 – 17:00 (da Novembre a Marzo)
Nessun giorno di chiusura
UZS 50000 UZS
15 minuti a piedi a sud-ovest del mausoleo di Tamerlano
6km a sud-est della stazione dei treni

Shah-i-Zinda

Il noto complesso di Shah-i-Zinda (anche noto come Shakhi Zinda) è considerato, di diritto, tra i punti d’interesse più misteriosi di Samarcanda. È costituito, infatti, da una fila di tombe dai colori turchesi e cobalto che scintillano sotto la luce del sole.

Gli 11 mausolei che costituiscono la struttura vennero eretti tra il XIV e il XV secolo in tempi record, se si considerano i ridotti mezzi architettonici ed edili dell’epoca. In aggiunta, sono collegati tra loro da stretti dedali di stradine medievali, che immergono Shah-i-Zinda in un’atmosfera fuori dal tempo e dallo spazio.

Il nome della struttura deriva dalla lingua persiana e significa «Il Re che vive». Con ogni probabilità, il piano dei Mausolei risale al sovrano Kusam Ibn Abbas, un fedelissimo del profeto Maometto.

Secondo la leggenda, Abbas avrebbe raggiunto Samarcanda intorno al 650 per trascorrervi tredici anni scanditi dalla diffusione dei testi sacri e dalla conversione all’Islam della popolazione locale. L’uomo venne decapitato dai fedeli di Zoroastro (la religione dell’Iran arcaico, prima dell’avvento dell’Islam prevalente oggigiorno) mentre era intento a pregare.

Shah-i-Zinda

Vaurien, CC BY-SA 3.0 DE, via Wikimedia Commons

Informazioni pratiche

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7:00 – 19:00
Nessun giorno di chiusura
UZS 50000 UZS (il biglietto è valido tutto il giorno)
30 minuti a piedi a nord-est del Registan

Moschea Bibi Khanym

Samarcanda riflette la storia di un passato straordinario, i cui ritmi erano scanditi dai commerci della Via della Seta e dalla costruzione delle scuole islamiche. Eppure, sono pochi gli edifici sopravvissuti agli alti e ai bassi della Storia.

Tra questi, spicca la meravigliosa Moschea di Bibi Khanum (o Khanym) destinata a trasformarsi del luogo di culto più imponente dell’Asia centrale musulmana.

Salendo sulla collina di Afrosiab, potrai ammirare la vista migliore di Samarcanda: il mercato trafficato in ogni ora del giorno e della sera e, alle sue spalle, la facciata della moschea summenzionata. In passato, si trovava in una posizione strategica perché – essendo inserita all’interno delle mura di cinta alto-medioevali – era un punto di riferimento tanto per la vita religiosa della cittadinanza, tanto per quella feudale-statale.

Il nome del sito deriva dal persiano antico – traducibile letteralmente in «la moglie più anziana». Il motivo è imputabile alla leggenda secondo cui fu l’ultima moglie di Temur, Saray Mulk Khanum a ordinarne la costruzione.

Gli storici sono scettici e ritengono piuttosto che il sito fosse stato eretto per volere di Amir Temur tra il 1399 e il 1404 a seguito della campagna delle Indie.

Dobbiamo anche ricordare che l’architettura musulmana dell’Asia Centrale era in costante espansione e aveva introdotto da poco le monumentali facciate di cui possiamo ammirare i resti in Uzbekistan.

La scelta di aumentare le dimensioni dei luoghi di culto è chiarita dalle parole pronunciate da Temur in persona: “Se dubiti del nostro potere, guarda i nostri edifici”.

Per riuscire nell’impresa architettonica, Temur chiamò a raccolta i migliori architetti, scalpellini e manovali della Persia e dell’Azerbaijan. La squadra di lavoro multietnica contava anche professionisti dall’India e dal Khorasan.

Per velocizzare lo spostamento dei materiali di costruzione vennero impiegati 99 elefanti indiani giunti a Samarcanda per l’occasione.

L’edificio venne inaugurato in meno di cinque anni, contro ogni previsione. Al giorno d’oggi è possibile ammirare cinque aree originarie: il portale frontale che affaccia sul cortile, il giardino delimitato da un susseguirsi di 480 pilastri, il minareto, la piccola moschea e la grande moschea.

All’interno del cortile è possibile ancora visitare la scultura di un leggio in marmo chiaro, realizzato per ospitare l’enorme Corano di Ulug Bek (nipote di Temur).

Il governatore di Samarcanda si espresse con queste parole: “Il minareto alzava il suo capitello al cielo e gridava: “In verità, le nostre azioni ci indicano”. Sulla cupola della moschea era scritto già allora: “La sua cupola sarebbe l’unica se la Via Lattea non facesse coppia con essa”. Il motivo? La cupola della grande moschea era riconoscibile già a svariati chilometri di distanza quando i pellegrini si avvicinavano alla città.

Anche la decorazione degli spazi interni ed esterni è la summa delle migliori tecniche decorative dell’Asia Centrale: mosaici, maioliche, marmi e legni intagliati finemente, senza dimenticare affreschi su intonaco e addirittura elementi decorativi in cartapesta. Per la prima volta, sono le linee verticali a dominare l’architettura religiosa con torri, minareti, collane di marmo riccamente decorate, ma anche portali torreggianti e tamburi delle cupole turchesi.

A breve distanza dal complesso summenzionato si trova anche un monumento risalente al primo periodo di posa: un Mausoleo intitolato a Bibi Khanum, privo di facciata antistante perché inizialmente attaccato alla scuola islamica.

Pillole di storia
La moschea più affascinante di Samarcanda è intimamente correlata alla storia della moglie più anziana di Timur, Bibi-Khanum. Quando il marito si allontanò in occasione di una delle sue lunghe campagne militari ai confini con la Cina, la donna chiamò a palazzo i migliori architetti e le menti più brillanti del Regno con l’intento di porre le basi della struttura monumentale che possiamo ammirare oggigiorno.
Il lavoro procedette in tempi record. Tuttavia, quando la notizia dell’imminente ritorno del sovrano giunse alle orecchie della moglie, la Regina convocò il capomastro e gli chiese di accelerare ulteriormente l’esecuzione del lavoro.

Costui le sorrise con aria furbesca e le rispose: «Maestà, la moschea sarà costruita in tempo, a patto che lei mi dia un bacio…»

La Regina si alterò: «Ti fornirà una delle mie schiave a tua scelta. Perché chiedi di me? Guarda le uova dipinte, ad esempio. Sono di colori diversi, ma quando le rompi non differiscono in alcun modo. Anche noi donne siamo così!».

Ma il capomastro non aveva alcuna intenzione di cedere: «Non è vero, Maestà. Prenda due bicchieri, uno ricolmo d’acqua e uno di vino bianco appena pressato. Ora potranno anche somigliarsi, ma avvicinandoli alle labbra riveleranno la loro vera natura. Così è l’amore!»

Nel frattempo, Temur si avvicinava alle mura di Samarcanda a bordo del suo destriero. Non mancava poi molto al suo rientro in patria. La Regina cedette alle richieste del capomastro, un uomo descritto dalle leggende come giovane, bello e in salute. Bibi-Khanum fece di tutto per coprirsi le labbra con il palmo della mano, ma il contatto con quello straniero fu tanto intenso e focoso da lasciare sulla guancia di lei un segno della passione.

A pochi giorni di distanza, il Re fece rientro nella sua terra. Ne rimase meravigliato: minareti, madrase e cupole di profonda bellezza svettavano di fronte ai suoi occhi in tutto il loro sacro splendore.

Tuttavia, la gioia si tramutò in rabbia e dolore quando vide il segno dell’adulterio sul volto dell’amata. La Regina confessò la sua colpa, e il capomastro dovette darsi alla fuga sul minareto della moschea per scampare alla furia omicida delle guardie reali.

Secondo la leggenda, a un passo dalla cattura, l’architetto spiccò il volo e si recò con un battito d’ali a Meshed.

A distanza di secoli, la moschea della Regina è un capolavoro immortale, simbolo di un passato glorioso e di leggende che, oggi come allora, riempiono il cuore di stupore e curiosità.

Bibi-Khanym Mosque in Samarkand, Uzbekistan (6134515470)

Informazioni pratiche

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8:00 – 19:00 (da Aprile a Ottobre)
9:00 – 17:00 (da Novembre a Marzo)
Nessun giorno di chiusura
UZS 50000 UZS
15 minuti a piedi a nord del Registan

Il mercato di Samarcanda (Bazar Siyob)

La magnificenza dell’Uzbekistan non si declina soltanto in madrase, minareti e mausolei intitolati ai personaggi di un passato glorioso. Il lifestyle centro-asiatico è fervido e vibrante; le strade si animano fin dalle primissime ore del mattino e i bazaar (i mercati rionali, chiusi e aperti) trasportano il visitatore al tempo della Via della Seta, quando europei e asiatici si riunivano sotto le fronde degli alberi per scambiare merci pregiate e scampare alla calura estiva.

Se sei di passaggio a Samarcanda, ti consigliamo di fare tappa presso il Market Central Siab. Situato a pochi passi dalla Piazza Registan, ha un’ubicazione diversa da quella originariamente destinata agli affari. Troverai bancarelle di frutta e verdura, ma anche pane appena sfornato e carne di qualità. È una location particolarmente amata dai cittadini, che vi si recano fin dalle primissime ore del mattino per contrattare sui prezzi e accaparrarsi i prodotti più freschi.

Un tempo crocevia di migliaia e migliaia di commercianti, al giorno d’oggi è considerato uno tra i bazaar più longevi del mondo. Ha più di duemila anni! Non sorprende che l’esperienza del mercato rivesta un ruolo importantissimo nella vita delle persone e dei venditori ambulanti che cercano di attirare l’attenzione di locals e turisti.

Tra le sue strade t’imbatterai in personaggi dalle mille storie da raccontare, ma anche in intere generazioni di famiglie dedite all’arte del commercio.

Ricorda di lasciare una mancia e di aprire ogni trattativa con un sorriso. Non è necessario essere fluenti in inglese per concludere un affare memorabile nel Bazaar Siab di Samarcanda.

Samarcande-Siyob Bazaar (9)

Ji-Elle, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Informazioni pratiche

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5:00 – 17:00
Lunedì
UZS Gratuito
15 minuti a piedi a nord del registan
6km a sud-est della stazione dei treni